معرفی کتاب سفری طولانی از روز به شب

اثر یوجین اونیل از انتشارات سبزان - مترجم: بیتا دارابی -دهه 1950 میلادی

ارسال شده توسط ایران کتاب در تاریخ چهارشنبه 20 دی 1396
نمایش‌نامه‌ی سفری طولانی از روز به شب چیزی نیست جز بازتاب رنج‌های شخصی یوجین اونیل، لحظاتی که با قلم توانای او جاودانه گشته و بهای سنگینی که او بابت این زندگی پر ملال پرداخته و چنین است که برخی این اثر را وصیت‌نامه‌ی شخصی او می‌پندارند، چرا که هریک از شخصیت‌های این نمایش‌نامه که به تعبیر برخی حیات خود را از ذهن توانمند این هنرمند رنج دیده گرفته‌اند، در واقع چیزی جدای از زندگی واقعی او نیستند و چه جسارتی می‌طلبد خلق دوباره‌ی هرآن‌که رنجاند و رنجید، حتی در عالم خیال و چه حسرتی می‌افزاید تکرار لحظاتی که دیگر قابل تکرار نیست


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معرفی کتاب سفری طولانی از روز به شب از نگاه کاربران
Loved this so much. Need to see this play performed.

And several other times in my life, when I was swimming far out, or lying alone on a beach, I have had the same experience. Became the sun, the hot sand, green seaweed anchored to a rock, swaying in the tide. Like a saints vision of beatitude. Like a veil of things as they seem drawn back by an unseen hand. For a second you see -- and seeing the secret, are the secret. For a second there is meaning! Then the hand lets the veil fall and you are alone, lost in the fog again, and you stumble on toward nowhere, for no good reason!

It was a great mistake, my being born a man, I would have been much more successful as a sea gull or a fish. As it is, I will always be a stranger who never feels at home, who does not really want and is not really wanted, who can never belong, who must always be a a little in love with death!


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Completely depressing and beautiful. After reading this play it is clear why ONeill chose to have it published posthumously because of its autobiographical nature. ONeill used his own name for the baby that died young and ended up being the trigger for so much of the family’s dysfunction. The rich dialogue and intense relationships bring your emotions right into the Tyrone family and their turmoil. There was substance abuse in every member of the family. It was interesting the different levels of tolerance that was expressed. The mothers morphine addiction was full of shame, disgrace and banishment where the fathers alcoholism was viewed as a minor annoyance that comes with being a man. Its full of dysfunction, addiction, greed, loathing and cynicism. It leaves you contemplating the process of dealing with trials in our lives and what we do with those trials. Loved it.

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You wont like this book unless you have some stodgy English professor explain all the allegorical motifs that come at certain times. However, I found this to be a masterpiece. Not to be a spoiler, but the wife is addicted to Morphine and her sons are alcoholics. Uplifting story it isn’t, but the way it is crafted and acted out was way ahead of it’s time. This might be the one time you can watch the video and then read it. Either way, this was one Eugene’s best including the Ice Man Cometh.

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A volte è sorprendente in quali vicoli ciechi ci può portare linerzia. Come nella famiglia Tyrone, in cui nessuno fa nulla per uscire dal circolo vizioso che si crea a rivangare e rivangare e pensare a se stessi, gli altri, passato, presente e futuro sempre seduti su una sedia, mentre fuori regna la nebbia.
In realtà la riflessione che diventa paralitica è stato un argomento trattato in maniera trionfante in Amleto, non ho ancora letto un libro che ne parlasse meglio. Ma qui siamo ad uno stadio ancora superiore, più meschino. Non si tratta di unazione lucida nei nostri confronti, affatto, si tratta dellaltra via che si può prendere quando la frustrazione si riduce ad essere tale, che ormai non sembra quasi possibile passare ad uno stato diverso. Lautocompassione dellinetto. Quanto ci frega quel momento in cui ci permettiamo di credere di poter compatirci per linfelicità causata da noi stessi, nella quale ormai in realtà sguazziamo senza riuscire ad ammettere che ci piace più del coraggio per tornare ad essere felici.
E mazza se la famiglia Tyrone è infelice: la mancanza di volontà di tutti loro per uscire fuori da uno stato soffocante come quello si è radicata in modo talmente profondo che è difficile ora dire dove sia sgusciato loggetto che ha dato origine alla loro attuale infelicità. Da dovè cominciato tutto? Anzi: da dovera cominciato tutto, un tempo, quando ancora si poteva girare per la casa senza aver voglia di scappare allistante?
Le cause possono essere diverse, ma allo stesso tempo è facile persino credere che sarebbe bastata lassenza di una sola di quelle per salvarli. Quanto avrebbe fatto se James Tyrone, il padre di famiglia, avesse tentato di non assecondare più la sua avarizia? Perché James reagisce, reagisce quando Mary, la moglie, o i due figli gli fanno presente quanto potrebbe essere diversa la loro attuale situazione se lui quella volta fosse stato più generoso. Ne è pungolato, si offende, ribatte con articolate giustificazioni verso se stesso (come tutti e tre, Edmund, il figlio minore, ne esce quasi pulito), accuse verso gli altri, spostando qua e là il fuoco dellattenzione. Ma perché non guardate vostra madre? ma perché non guardate voi stessi? Figli dellingratitudine! Chi sarà il prossimo sotto processo? e a chi passerà la palla?
Tutto sta nel fatto che James, come gli altri, sa che effettivamente tante colpe ricadono su di lui. Lui ha permesso che la moglie fosse esaminata da un dottore scadente che come rimedio raffazzonato le permettesse di somministrarsi una certa dose di morfina tutti i giorni. Ah, il dolore passa, ma le conseguenze disastrose? aggiungiamoci che nè il marito nè la moglie sapessero cosa stavano comprando la prima volta che hanno ritirato questo misterioso farmaco e la situazione, ahimé, è degenerata.
Indirettamente ha permesso che la vita della moglie fosse minata dalla sua totale mancanza di disponibilità a spendere quei soldi in più per il benessere della sua famiglia, indirettamente, anche adesso, e ciò è estenuante, sta forse ripetendo lo stesso errore con il figlio Edmund (non morfinomane, ma con altri problemi).
La parte tragica, degradante della situazione familiare dei Tyrone è che si rendono benissimo conto dei loro stessi errori, ma lorgoglio è più forte della @giustizia@. Orgoglio? Non solo, linerzia, la totale incapacità di non evolvere, perché non è detto che sottintenda un progresso, ma di crescere, di assumersi davvero delle responsabilità. Dare una svolta alla propria vita, per il bene di chi dipende da noi. Quante volte sarebbe dovuto avvenire lo scatto, nel dramma? James che sa di aver sbagliato e mette giù il whiskey, magari lo toglie di mano dai propri figli invece di incitarli ad un alcoolismo già degenerato di suo, perché è un irlandese e il whiskey per assurdo è di famiglia sin da quando i bambini lamentavano un male e lui interveniva con un rimedio casareccio, alla buona come un goccetto risanatore.
Eh, appunto, si alza e aiuta davvero sua moglie ad uscire dalla depressione che la sta uccidendo, si alza per chiamare un dottore più valido per il figlio Edmund che, in fondo, potrebbe essere ad un passo dal rischio di morire, e magari, visto che è frustrato di suo, tenta di rimediare alle sue stesse insoddisfazioni. Un passo commovente tanto è potente, ed è solo un membro di questa rete di accuse e colpe.
Infatti anche Mary, la poverina della famiglia, la mamma depressa per cui ogni volta che passa lei cala il silenzio e limbarazzo, perché sì, mentre lei era di sopra, ci si dannava per capire cosa fare, o per parlarne a vuoto come tante altre volte. Le accuse verso di lei rivelano anchesse unaltra verità. James che dice: ma perché, perché non ci provi? almeno provarci?
Provare a dire di no quando torna quella tentazione di mettere a tacere la propria infelicità con un altro rimedio immediato e quindi danneggiante come lennesima siringa nel braccio. @Vado di sopra@ è già motivo di terrore per gli uomini di famiglia, ancora peggio se la si vede avventurarsi nella cameretta degli ospiti, simbolo di queste pratiche tragicamente esistenti, ma sempre nascoste dagli occhi altrui. Vero: hai motivi per lamentarti, tuo marito non è il migliore dei compagni e ti fa ancora più male perché lo ami e lo hai amato, tuo figlio sta male e hai questa strana sensazione che.. non sia solo un raffreddore.. e, infine, tu sei il prodotto di tante aspirazioni fallite e richieste mai esaudite. Una casa vera, invece di questo continuo via vai con la compagnia teatrale di tuo marito, invece di hotel squallidi (lavaro colpisce ancora) senza alcuna stabilità, sempre diversi. Unamica da cui andare invece delle serate in completa solitudine ad aspettare che lui rincasasse dai suoi giri, generalmente ubriaco.
Mary è più subdola degli uomini Tyrone, perché mai, neanche per un istante, accenna ad una reale presa di responsabilità. Lei è quella che si riduce a pensare che la vita debba essere così perché cosi è andata, nessuno ha colpa di nulla. Non voi (ma quante accuse piovono tra le righe) e, soprattutto, non io. Perché la sua debolezza cronica, anche se ha superato i limiti, ha drammaticamente diritto di perdurare. Perché lei si crede la vittima per eccellenza, magari, e se non sempre, tante volte traspare questo segreto pensiero tra le tante dichiarazioni a suo favore o a favore di altri, quasi diplomaticamente.
Anche lei incapace di adempiere al suo ruolo di madre, come il marito: perché i genitori in famiglia sono due. James non è lunico che ha il compito di reggere la famiglia, ovviamente, ci sarebbe anche quel contributo che Mary ha abbandonato, concedendosi di essere un po il bambino nella culla del nucleo, in una ribalta di ruoli in cui qua, quasi quasi, i figli sono quelli un attimo più adulti (e non del tutto).
Eh, Edmund, Jamie, Mary, James..
Che fatica agire, con quale assiduità la sostituiamo allindulgenza verso noi stessi, lautocompassione - appunto - per la nostra vita disgraziata che subiamo senza che nessuno ce la stia imponendo davvero. E, come nel caso di Jamie o Edmund, arrivare anche a convincersi che la nostra viltà possa essere camuffata dal sistema di pensiero pessimistico di altri che ci assicurano che il nostro cinismo sia ragionevole e non dettato dalla nostra miseria, dalla nostra profonda insoddisfazione perché non siamo capaci di prenderci la vita che vogliamo davvero. Tante citazioni nelle loro bocche, di grandi filosofi, letterati che danno senso al loro dolore fino a infagottarlo in sentenze senza possibilità di mutamento. Edmund e Jamie, generazione amareggiata dalla delusione derivata da genitori più concentrati su se stessi che su altri. Jamie poi, il cinico di famiglia, che un po subisce le incapacità dei genitori e un po ce ne mette del suo. Tale padre, tale figlio. Ubriacone pure lui, tre sere su quattro passate a puttane perché una relazione vera non gli interessa o è troppo impegnativa. Lo sconforto totale nel sapere che i tuoi genitori non ti preferiscono a tuo fratello minore, lagnellino di famiglia, e inoltre non hanno nemmeno speranze in un tuo miglioramento. Se ci pensate è agghiacciante. Non avere fiducia, speranza, pensare segretamente che hai solo trentanni ma ormai sei un fallito esattamente come noi.
James che gli rinfaccia di essere stato lui a procurargli lunico lavoretto che lo abbia mantenuto per un po e ora gli ricorda vendicativamente, dopo le tante frecciatine che ha subito dal suo cinismo e rancore fumoso verso tutti, che è disoccupato unaltra volta e che, quindi, è inutile che se la prende con lui. Come tutte le accuse del dramma, pure questa ha la sua verità: non è mai colpa solo dei genitori, ma anche dei figli. Jamie e la sua totale incapacità di mantenersi quel lavoretto che trova per caso.
Potrebbe essere unancora di salvataggio per il fratello, potrebbe a sua volta salvarsi in un rapporto migliore con lui, oltre che effettivamente stretto. Ciò che Jamie pensa di rivelare a suo fratello, quando - per una volta nella vita - sarebbe stato meglio stare zitti, è ben altro che la dichiarazione di ununità più produttiva, ciò che gli dice è la cosa più crudele che potesse esprimere.

JAMIE Ah, no, ragazzino! Devi ascoltare! Lho fatto apposta, per fare di te un buono a nulla. O perlomeno è stata una parte di me a farlo: una grossa parte di me, quella parte che è morta da tanto tempo, che odia la vita. Quella storia di aprirti gli occhi perché tu imparassi dai miei errori..Ci credevo io stesso certe volte, ma era unipocrisia. Faceva sembrare interessanti i miei errori; ubriacarsi diventava una cosa pittoresca, e le puttane affascinanti vampiri, invece di quelle povere sciagurate sciattone che sono in realtà. Deridevo il loro lavoro come roba da semplicioni. Non desideravo che tu riuscissi e mi facessi sfigurare ancora di più, al tuo confronto. Volevo che tu fallissi. Sono sempre stato invidioso di te. Il cocco di mamma, il beniamino di papà! (Fissa Edmund con crescente ostilità) Ed è stata la tua nascita che ha fatto sì che la mamma si desse agli stupefacenti. Lo so che non è colpa tua, ma, Dio ti maledica, non posso ugualmente fare a meno di odiarti!
EDMUND (quasi spaventato) Jamie! Smettila! Sei impazzito!
JAMIE Ma cerca di capire, ragazzo. Ti voglio bene più di quanto ti odii. Il fatto che ti dica queste cose lo dimostra. Corro il rischio di farmi odiare da te..e tu sei tutto quello che mi resta. Non so perché lho detta. Quello che volevo spiegarti è che vorrei vederti riuscire come nessun altro al mondo. Ma devi stare in guardia; perché io farò di tutto per farti fallire. Non posso farne a meno. Io odio me stesso. E devo vendicarmi..su tutti gli altri..specialmente su di te.

La vita dei giovani, ciò che cè di salvabile, si compromette da sola. Quanto avrebbero potuto fare uno per laltro se solo Jamie, ad esempio, invece di fare del suo rancore un fossile, invece di permettere che prendesse il sopravvento sulla sua personalità, lavesse ridimensionato, si fosse alzato le maniche e avesse deciso di mettere a tacere questi infantilismi. Ciò che avrei voluto per loro era che si prendesse e si andasse via, se si fosse capito che qua i vecchi non cambieranno nemmeno a morire. Che Jamie, invece di permettere a se stesso e al fratello di continuare a dipendere dai genitori non avesse fatto in modo di scappare da questo inferno. Ma no, qua nessuno si salva, forse si è capito: Jamie lo aumenta, pone unaltra minaccia ad un fratello che già subisce le mancanze della madre e del padre. Si pone come egocentrico nemico.

E niente, il circolo vizioso senza fine della famiglia Tyrone (e qui, nota dolente, forse della famiglia ONeill, perché come ha detto lo stesso autore, questo dramma è stato scritto @con le lacrime e col sangue@) fa pensare che probabilmente si sono confermati irrecuperabili e si confermeranno tali, anche quando noi lasceremo la scena dopo questa lunga giornata verso la notte. Prima non era diverso, dopo forse non lo sarà.
...deprimente, ed estremamente rappresentativo. Perché io non vorrei mai che si pensasse che ho odiato e disprezzato i protagonisti di questo dramma costruito così finemente. Sono solo sconfortata: penso sia unopera estremamente personale, ma ciò che ne emerge fa breccia nella vita altrui con facilità. Per tutte le famiglie disastrate che esistono al mondo e per tutti i genitori come James e Mary, per noi, figli e fratelli, che in fondo ci siamo permessi tante meschinità pensando che tanto qua in famiglia lo fanno tutti. Per tutte le volte in cui non abbiamo la forza e preferiamo ignorare le nostre carenze, quel martellante @non so di che parli@ di Mary ad ogni sospetto su cosa abbia fatto quando è andata di sopra.
Per la condizione umana: cè tanto da rimproverare a tutti loro, ma non manca la compassione. Tutti soffriamo, tutti finiamo per essere profondamente infelici, per un motivo o laltro, ed è non indifferente la forza che dobbiamo metterci per essere attivi nella nostra vita, per dimenticare di essere i soli a patire, per non concederci più il fazzoletto da inzuppare di lacrime. Per tutti i giorni in cui proprio non ce labbiamo fatta e per tutti i giorni in cui non abbiamo avuto nemmeno la volontà di farci un vero esame di coscienza, non atto a trovare un capro espiatorio per giustificare la possibilità di continuare così, far ricadere le colpe su altri.
Per chi in questa impresa difficile che è la vita si è perso, ormai, per tutte le possibilità che si perdono a loro volta ogni giorno che ci lasciamo andare alla deriva.
Uno sguardo agli annegati nel loro stesso mare, senza odio, senza disprezzo, solo con compassione consapevole. Lunica possibilità, speranza estrema e incurabile è che non si concedano anche di dimenticare di quel che resta del giorno.

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Long Day’s Journey Into Night by Eugene O’Neill

This is an outstanding play. And that should have been the end of the “review”.

What more can you add, and why waste someone’s time with some words which cannot possibly contribute to an already established, acclaimed work. I am not sure who, if anybody reads past the first two sentences, but my original plan had my family in mind: daughter- not wife- she never listens to me when I talk, why would she go to the trouble of accessing goodreads or my blog www.realini.blogspot.ro to read about ideas, theories which she disapproves of (if most of them are shared, then they would be rejected, since they come from the wrong place, only to be embraced again, later on).
I am thinking grand children, would be future family historian or doctor looking for signs when they already have the entire DNA figured out and they put all the right genes at work and try to eliminate all the inconvenient ones…
Long Day’s Journey into Night is negative and gloomy, so how come it is so popular?
The obvious, plain explanation is…the truth: it is a great work.
Readers love it even if it has no happy end…I will not get into what happens, even if it is clear right from the start…
At least one movie was based on the book, directed by Sydney Lumet and I have read about making that film in his excellent book- Making Movies.
I did see the movie and loved it. This morning I listened to a Romanian production of the play, for National Radio.
And James, the father is played by the greatest actor I know- George Constantin, in quite good company- Florian Pittis and Alexandru Repan.
All the characters are flawed, which adds to the mystery of the success of a play which presents such …”losers”, supposedly unliked and un-American.
James is a modern day Harpagon, would not spend for a decent medical treatment even when he knows that his youngest son is so very sick. I was shocked to learn that the play is autobiographical.
The eldest son, Jamie is an alcoholic, and as if that weren’t enough he is also a cynical, sometimes mean man. When he expresses his love for his brother Edmund, he cannot help but bring in guilt, claiming that Edmund was responsible for their mother’s sickness and more.
Mary Tyrone, the magnificent Katharine Hepburn in the movie, is a drug addict.
There is no single soul in the play without serious issues. But however mean they can be at times, or just plain superficial, aloof...we can’t do without empathizing with them.
The old man seems for a while to be the most obnoxious, unfeeling, cheap of them all…but once we learn about his childhood, we understand and feel for him more.
In a positive psychology light:
They have a wrong, negative mindset and things do fall apart
On the other hand, how can you be cheerful when you’re sick?
Well, The How of Happiness had not been published at the time of the Day’s Journey, otherwise the Tyronnes could have used some of the advice and happiness activities: gratitude, optimism, cope with trauma and more.
It is easy for me to say…I haven’t touched alcohol in a few years, never used any drug, so I do not really know what it is o fight these plagues upon some houses.
Splendid wonderful play acted by great actors on screen and with an astonishing George Constantin on the radio.
Some of my own stories are at
www.realini.blogspot.ro


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